martedì 4 giugno 2024

LA CASA DEI LIBRI

C'è, in una stradina adiacente alla via nella quale abito, una casetta di legno che ha il tetto rosso, come quello delle fiabe. E' una casetta con una porticina senza serratura. E' la casa dei libri, uno di quei luoghi che sono di passaggio, di confine verso un mondo "altro" possibile e immaginato. 

Mio padre, tornato da uno dei suoi viaggi, mi ha riferito, una mattina, sorseggiando una tazzina di caffè bollente, che aveva scoperto, proprio dietro casa, l'esistenza di un posto dove i libri si possono lasciare e si possono prendere, così semplicemente. Ed era entusiasto di quella sua personale scoperta, sorridendo ammiccante al pensiero di un luogo nel quale la proprietà è privata ed è di tutti, dove il genere, la razza e la lingua espandono i loro territori incastrandosi nella geografia di altri mondi. Da quella casa, immersa in un'isola bagnata dall'onda di una marea che si alza e si abbassa entro i luoghi


di un'immaginabile che diviene realtà, mi ha consegnato due libri su una Napoli capitale di un regno concluso, dormiente su quella sua affascinante decadenza e quella sua genialità che è africana, araba, spagnola e mediterranea nello stesso momento. 

Di nuovo si aprono le porte della scrittura, del paese dei balocchi e dell'invenzione, del sogno e della pulsione, dove la libera incandescenza de inostri desideri giace sotto le ceneri di un Vulcano sempre attivo. 

sabato 20 aprile 2024

L' APPRENDIMENTO

L’apprendimento è un processo attraverso il quale vengono acquisite nuove conoscenze, abilità e competenze e su cui influiscono diversi aspetti: strategie cognitive personali, esperienze individuali, informazioni e stimoli provenienti dalla realtà esterna

Ogni apprendimento, dunque, ci costringe a mettere in gioco conoscenze e assetti mentali onde poter assimilare nuovo sapere, accettando il pericolo in cui le competenze precedenti non servono più e quelle nuove non sono ancora acquisite. 

Il focus sull'apprendimento come processo dinamico mi rimanda simbolicamente al tema del viaggio, che nasconde il senso dell’avventura, della ricerca dello sconosciuto, del nuovo e del temuto. Il cammino che si compie alla ricerca della propria identità, infatti, è un vero viaggio, durante il quale si fanno incontri, si instaurano relazioni, si raccoglie, si guarda, ci si stupisce e si fanno esperienze nuove, ma soprattutto è un viaggio nel quale, la cosa che più conta, non è tanto l’arrivare, ma l’andare. Ricorda il viaggio dell'eroe omerico Odisseo. 

L’esperienza del viaggio è presente nella storia dell’umanità fin dai tempi più antichi. La persona che si mette in viaggio è coinvolta nella sua interezza, perché si tratta di un’esperienza che si compie “per immersione”, in un’interazione dinamica tra ragione e passioni.  La categoria del viaggio ha una sua forza euristica trasversale alle diverse prospettive pedagogiche, perché il collegamento con l’immagine del corso della vita, viaggio della vita, o pellegrinaggio terreno che dir si voglia è diretta e immediata. Il fatto che il viaggiatore incontri lungo il cammino figure adiuvanti e ostacolanti e che debba imparare a discernere le une dalle altre e capire di chi possa fidarsi rappresenta un elemento di passaggio dalla condizione di affidamento totale alle figure educative alla capacità di scegliersi i maestri, che caratterizza le trasformazioni di età adulta. Il ritorno dell’eroe vittorioso simboleggia l’assunzione dei compiti propri dell’età adulta ed il riconoscimento sociale che ne consegue. La seconda delle strutture tipiche del viaggio è quella del pellegrinaggio/trasformazione, la cui versione più antica e paradigmatica dal nostro punto di vista è quella dell’Odissea, in cui «l’Odisseo omerico è dunque un adulto (…) che affronta la propria trasformazione attraverso una serie di prove e di tentazioni, intessute di colpa e di dolore, dense di lutto, di ansia e di impotenza» . L’accortezza, il giudizio prudente dell’adulto che affronta le prove della vita e ne esce trasformato, facendo tesoro delle esperienze che ha potuto vivere e facendo i conti con i propri errori e le proprie colpe, rappresentano gli ingredienti psico-pedagogici del viaggio di avventura e ne fanno una figura differente dalla precedente. 

L’apprendimento si basa solo sulla comunicazione di concetti intellettuali? «Dovrebbe esserci un posto in cui l’intera persona possa imparare, dove idee e sentimenti siano fusi tra loro. Ho dedicato molte energie a questo problema di far coincidere l’apprendimento cognitivo con l’apprendimento affettivo ed esperienziale, che nell’educazione odierna è così svalutato». Questa è la posizione di Carl Rogers (Chicago 1902- San Diego 1987), psicologo statunitense la cui opera professionale è stata orientata da una concezione di vita «centrata sulla persona».

E’ piuttosto frequente imbattersi in relazioni di insegnamento/apprendimento in cui gli aspetti affettivi ed esperienziali dei partecipanti restano completamente esclusi. Allora quello a cui si assiste è un gioco di ruoli: troviamo un docente e un discente . Non abbiamo «persone» in scena, abbiamo solo «ruoli», professori, studenti, educatori, ragazzi problematici. La proposta di Carl Rogers, invece, si propone come inclusiva e rivolta alla «persona intera». 

Rogers propone luoghi di apprendimento aperto, che peraltro sono gli unici che ottengono qualche risultato quando la relazione non è solo educativa ma si struttura anche come relazione di aiuto. «Gli studenti imparano in un ambiente aperto. Sperimentano l’eccitazione e l’importanza della scoperta, le loro capacità, i loro limiti, l’autodisciplina e la responsabilità». Solo l’apprendimento che parte dalla persona nella sua totalità e la coinvolge continuamente può raggiungere risultati significativi (o anche solo qualche risultato) in una relazione di aiuto. Quando la totalità della persona è coinvolta, nell’apprendimento si integrano elementi cognitivi (l’intelletto è coinvolto appieno e lavora a gran velocità), ma anche «elementi sentimentali», come la curiosità, la passione, l’eccitazione per la scoperta. «L’educazione è qualcosa che devo fare prima di essere finalmente lasciato in pace per fare qualcosa che voglio fare». Rogers identifica gli atteggiamenti che contraddistinguono l’insegnante e l’educatore orientato a coinvolgere e a coinvolgersi totalmente. Il primo è l’autenticità: l’educatore agisce come persona autentica, mostrandosi per quello che è, senza barriere o facciate confezionate ad hoc. In questo modo egli dimostra di saper gestire i suoi sentimenti, di riconoscerli, di permettere loro di manifestarsi senza perdere il suo equilibrio interiore. L’incontro con l’altro nella relazione educativa o di aiuto diventa così «diretto e personale» e riesce ad intercettare le individualità di chi è coinvolto. L’educatore è autentico quando non occulta se stesso, quando non si nasconde.

martedì 21 novembre 2023

Ricordare




Mi capita spesso che la memoria di un evento mi induca a sentirmi inaspettatamente legata a certi luoghi, che, prima del momento esatto in cui il ricordo si fissa sulla mia pelle, mi erano estranei. 

Ora, seduta su questa panchina, dopo un lungo camminare tra strade cittadine, la rievocazione si insinua attraverso i sensi e si mescola a un sentimento dolce e nostalgico, che si palesa nel profumo di pane e miele e nel battito misterioso del ritmo legato alle nostre danze amate con passione e fatica. 

Questo mio necessario ricordare mio si nutre e vive di parole emozionate, che continuano a tessere teli di leggero tessuto turchese tra le nostre esistenze così lontane e diverse. La memoria struggente e implacabile vive tra il pulsare interno e vitale dei luoghi, alimentandosi inesorabile della mia profonda necessità di raccontare sempre chi sono e come costantemente muta questa mia incostante vita di grazie e amore. 

martedì 31 ottobre 2023

I miei nonni (31 ottobre 2023)

Hanno
tessuto intorno a me una coperta di firmamento 

per proteggermi dal freddo e dal vento

affinché soavemente ritrovassi il calore della Tribù dentro di me.

venerdì 22 settembre 2023

giovedì 14 settembre 2023

martedì 12 settembre 2023

Un caffè e un libro

Durante le mattine - e questa è abitudine quotidiana - mi regalo una pausa caffè a uno dei bar del mio quartiere, sito in una piazzetta frequentata per lo più da famiglie e possessori di cani.
Questo intermezzo rilassante e gioviale è divenuto anche momento di incontri, chiacchiere e saluti fugaci con volti che oramai sono divenuti gradevoli conoscenze. Ognuno di loro sa qualcosa di me; ed io conosco qualcosa - anche un dettaglio o un minimo resoconto - delle loro vite. Ci raccontiamo, ognuno a modo suo e ognuno come può. E così mettiamo nel cuore degli altri parti del nostro stare al mondo.
Questo scambio continuo, questo flusso di esperienze, questo tempo che vola e che suscita al tempo stesso nostalgia per ciò che non c'è e ansia dell'ignoto, è come stare all'interno delle pagine di un romanzo, in un posto nascosto, leggero e avventuroso che mi permette di ribadire il mio mondo interiore e di riparare attraverso la connessione equilibrata tra dentro e fuori. In quel bar, all'interno dei confini di quella piazzetta, ci puoi trovare tutto il mondo di un libro: la possibilità di esprimersi, di parlare all'altro e con l'altro, di osservare, assaporare, ascoltare, e fare dell'esperienza la possibilità di trasformare ciò che 

arriva di profondo e vitale dal mondo in puri pensieri che portano alla luce la verità di me, come l'acqua che, trasparente, non nasconde.