domenica 7 giugno 2026

Da Pedro (III Capitolo) La tribù

Non ho una spiegazione scientifica o forse è una personale convinzione per evitare certe interiori resistenze al cambiamento ma, almeno per quanto mi riguarda, le condizioni del tempo non influiscono solamente sulla stabilità dei terreni, ma anche e ancor di più influenzano il mio umore e quindi l'andamento delle mie giornate. 

Scende una pioggia fina su Madrid e certo non è il clima migliore per uscire con Compàs. Pertanto, la passeggiata mattutina si riduce di qualche minuto e, di corsa, per scampare le nubi grigie che si stanno approssimando verso il centro della Capitale, ci dirigiamo da Pedro, pronti ad occupare un tavolino riparato. 

- Siete in anticipo questa mattina?

- No, è la pioggia!

- Eh, il tempo grigio fa parlare meno, fa camminare meno...

Questa mattina il nostro solito tavolo è occupato solamente da Paco, il quale, sprofondato nella sedia come fosse un sofà, si lamenta del suo mal di schiena che non lo ha fatto dormire la notte.

- Buongiorno Pedro, il solito per me e Compàs. Sono seduta fuori: quando è pronto, chiamami ché vengo a prendere il vassoio. Grazie.

Sembra che il cielo si stia aprendo e che un po' di azzurro comincia a farsi intravedere tra il bianco delle nuvole. Quando piove penso spesso a mio nonno materno italiano, di origine meridionale campana, che si trasferì a Roma con la famiglia, quando mia mamma aveva sedici anni. I miei nonni gestivano una piccola frutteria di quartiere e, durante, le giornate uggiose che presagivano pioggia, mio nonno era solito fermarsi sull'uscio, con la schiena dritta e lo sguardo sicuro, a osservare il cielo. Poi, come fosse stato un esperto meteorologo, annunciava che il temporale quel giorno sarebbe arrivato da San Gennaro (Napoli) piuttosto che da San Pietro (Roma). Non ho mai capito attraverso quale stramba ricerca  riuscisse ad affermare, con tanta convinzione, la sua verità; con gli anni imparai ad osservarlo e cominciai a capire che se le nubi nere erano posizionate a sinistra dell'uscio del negozio - e quindi verso la Via Appia - significava che il temporale veniva da Napoli; di contro, fossero state a destra il responsabile della tempesta era San Pietro. Era incredibile come, contadino quale era stato in gioventù, mio nonno esprimeva un legame stretto e diretto con la terra, detentore di una sapienza importante, appresa attraverso il contatto, la conoscenza e il rispetto della natura. 

- Ci sono più cani che cristiani, in questo bar - Pedro mi desta da quel ricordo e lascia il vassoio destinato a me e Compàs sul tavolo della tribù.

Pedro è un peruviano trapiantato in Spagna per motivi lavorativi. E' un ometto un po' panciuto sulla cinquantina, separato con due figli maschi, che, dopo tanti anni di lavoro dipendente presso un bar ristorante italiano, dove carpì le fondamenta della rinomata cucina italiana - dalla pizza al caffè - ha deciso di aprire una sua attività. Pedro, a sua insaputa, detiene le chiavi di un'affascinante terra di mezzo, fatta di umanità, esperienze che condensano il mondo latino-mediterraneo: potremmo trovarci in Marocco, a Napoli o ad Almeria, ma qui è come stare perfettamente a proprio agio parlando di noi stessi. 

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