venerdì 28 agosto 2026

LA PISCINA

Qualche giorno fa ero in piscina — che in questo ultimo periodo rappresenta per me uno spazio di ristoro e riflessione, oltreché del tempo da dedicare a me stessa e alle mie letture — e, osservando qua e là tra gli ombrelloni le persone affaccendate a chiacchierare, pensavo a come i nostri volti, in questo periodo di fine agosto, siano solari, rilassati, coloriti e aperti al sorriso.

Ed ecco una sensazione che mi dona profonda serenità: ritrovare nell'altro un'emozione interiore, che si amplifica proprio quando la vedi riflessa fuori di te. Allora ti senti partecipe, ti senti di far parte di qualcosa di più grande, qualcosa che vive dentro e intorno a te. Questa allegria risuona, si infrange nei tuffi dei bambini e rimbalza tra le chiacchiere a bordo vasca o tra chi siede insieme a godere del calore del sole e della compagnia. 

Istanti di pura gioia.

Così, in questa fine di agosto a Roma — con il tempo che sembra scorrere lento e ti permette di godere di spazi di silenzio che in una città sembrano inimmaginabili — sono qui, sdraiata sul mio lettino a leggere le ultime pagine di un romanzo contemporaneo e a sbirciare ogni tanto questa gioia sui visi degli altri bagnanti.

È da questa gratitudine diffusa che affiora il bisogno di scrivere. Lo scrivere di sé non è un modo per trattenere la vita mentre accade e impedirle di sfuggire inosservata. 


Mi chiedo come risuonerà questo pensiero letto tra un anno, o forse dieci. Avrà ancora la medesima nitidezza, o sembrerà persino più denso e profondo? O forse avrà assunto la trasparenza malinconica di certi cieli della mattina presto, di questa estate romana che ci avvolge calda, trattenendo ancora a distanza l'autunno che verrà.

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