La luna aveva il profilo raffinato di una donna sofisticata e la serata di metà settembre già invitava a riflettere sull'autunno in arrivo. Non erano ancora le otto di sera e l'aria tiepida del giorno aveva già lasciato il posto a una brezza fresca, che costringeva a coprirsi le braccia. In lontananza si intravedevano dei lampi. Ma qui le luci, la vigna e gli alberi di olivo: tutto era illuminato a festa.
Festeggiavamo una laurea. Eravamo tutti felici, intenti a raccontarci la brillante discussione della tesi di quella mattina e la grande soddisfazione per aver finalmente concluso un percorso lungo e travagliato.
Parole gentili, affettuose, sorrisi e sguardi che parlavano direttamente agli affetti più profondi. C'era gratitudine, un forte senso di appartenenza alla famiglia e agli amici cari di sempre; c'era il ricordo delle promesse fatte a se stessi e di tutti i momenti di difficoltà ormai superati.
Spingendo lo sguardo oltre il buio dell'orizzonte, verso una Roma immaginata proprio lì sotto, il pensiero scivolava nel senso profondo del peregrinare: un cammino, a tracciare rotte famigliari sulla mappa, con la lentezza e la cura di chi ha prima studiato la strada.
Ma lungo quelle rotte già sapute, l'immaginazione deviava, inseguendo strade nuove e bivi improvvisi, l'intralcio dei sassi sotto le suole, pozzanghere dense, del colore della terra, orlate di fango e ghiaccio. Vedevo torrenti, laghi e ascoltavo il ronzio degli insetti: l'impronta viva e indomabile della natura che scorta l'uomo mentre attraversa il mondo, in un percorso che è prima di tutto dentro di noi.
Il continuo camminare ha sempre richiamato ai miei occhi la figura del nomade. Da piccolina, era un pensiero che portava con sé un'ombra di viva inquietudine, poiché associavo a quella parola la condizione di chi vive nel costante fluire, senza la certezza di un luogo da chiamare casa né la forza di un'appartenenza radicata nel tempo.
Oggi, nella piena maturità, è un'idea che esercita su di me un fascino intenso e viscerale, poiché vedo nell'essere itinerante
la possibilità di abitare il cambiamento, di radicarmi nell'esperienza e di far coincidere la libertà con il viaggio stesso.

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