Mi chiamo Noa e ho 6 anni. Mi piace nuotare, giocare con il mio unicorno di pezza, ma ma la cosa che amo più di tutte è nuotare...mamma dice che nuotare per me significa fare il cagnolino. Tu lo sai come si fa? È facilissimo! Prima tocchi l'acqua e ti metti a pancia in giù e poi....inizi a muovere le gambe e le braccia forte forte, velocissime, come due eliche super potenti! E mentre vai avanti, così velocissima, con la bocca fai mille miliardi di bollicine piccole piccole. Mamma dice che è proprio così che si impara a nuotare: muovendoti forte forte, senza avere paura.
Ho imparato a stare a galla proprio quest'estate, al centro estivo insieme agli altri bambini. In Italia ci vivo da poco, perché io sono nata in Colombia: il mio papà è italiano e la mia mamma è colombiana, così io sono un po' di qua e un po' di là.
Questa mattina, mentre ero in piscina, un signore mi ha guardata e mi ha detto che sembro un'india. Io non so bene cosa intendeva, ma la mia mamma dice sempre che ho i colori della terra da dove vengo, quelli caldi del sole e della giungla, e che le mie radici sanno viaggiare nell'acqua proprio come me.
Questa è la voce di una bambina che ho conosciuto questa mattina in piscina, per caso, mentre tenevo in braccio mia nipote nell'acqua.
Sono incontri capaci di riannodare fili di una parte dentro sopita, nascosta, sfocata e silenziosa.
Noa mi sommergeva di domande, di "perché" curiosi e senza filtri, e io cercavo di risponderle attingendo a piene mani dentro di me, inseguendo la sensazione di essere all'altezza, di dirle qualcosa di vero e convincente.
E poi, bum! All'improvviso, eccola lì: la parte di me che riemergeva con un balzo, tornando finalmente fuori, natura, inevitabile, profonda, emotiva, inondata di luce e di vita.
Un groviglio di sorrisi, silenzi e «perché» ha dato vita a un dialogo denso, intessuto di correnti sotterranee, di sottili geometrie del non-senso
e di una sinfonia di suoni leggeri: una musica spontanea, affidata all'acqua con pura e contagiosa allegria.
La vita può scorrere dolcemente nel quotidiano abbraccio di una domanda inattesa.

Nessun commento:
Posta un commento